Il dolore neuropatico è un dolore che nasce come conseguenza diretta di una lesione o di una malattia che coinvolge le vie nervose del sistema nervoso somatosensoriale (cioè i nervi e le vie nervose che trasmettono le sensazioni compresa la sensibilità dolorosa). 1
In altre parole, non si tratta di un dolore dovuto a un’infiammazione o a un “danno dei tessuti” (muscoli, articolazioni, pelle), ma a un’alterazione nervosa e del modo in cui i nervi inviano e “processano” i segnali. 2
Nella popolazione generale, le stime indicano che il dolore con caratteristiche neuropatiche possa interessare circa 6,9–10% delle persone.1
Il dolore neuropatico può essere periferico (quando riguarda nervi al di fuori di cervello e midollo spinale) oppure centrale (quando coinvolge cervello e/o midollo).2
Esempi frequenti includono neuropatie (ad esempio in corso di diabete), dolore dopo herpes zoster (nevralgia post-erpetica), radicolopatie e alcune condizioni neurologiche centrali.2
Il dolore neuropatico può essere percepito come una sensazione di bruciore, punture, formicolio doloroso o scosse elettriche, spesso in una zona ben “identificabile” sulla pelle.2
Può essere presente anche intorpidimento o riduzione della sensibilità nella stessa area in cui è presente il dolore.2
A volte anche stimoli normalmente innocui (sfioramento, vestiti, lenzuola) diventano dolorosi, fenomeno noto come allodinia.2
Nel tempo, il dolore neuropatico può avere un impatto importante su sonno, umore e qualità di vita.4
La diagnosi parte da un colloquio accurato su: tipo di dolore, sede, durata, fattori che lo peggiorano o lo migliorano.4
Il medico esegue poi un esame clinico (spesso neurologico) per cercare segni come alterazioni della sensibilità, allodinia o aree “meno sensibili” nella zona dolente.2
In alcuni casi possono essere utili esami per chiarire la causa (per esempio esami del sangue, elettromiografia o imaging), in base alla storia clinica e ai segni presenti.4
In ambito clinico e di ricerca si usa un approccio “a gradi” (possibile, probabile, definito) che combina sintomi, segni clinici e, quando necessario, conferme strumentali.5
Esistono anche questionari di supporto che possono aiutare lo screening e l’inquadramento.6